Caffè del trenino

Sul primo incontro dei caffè del trenino volevo fare qualche mia osservazione:

  • Innanzitutto propongo di non offrire più la sponda a quei discorsi o argomentazioni sull'evasione tariffaria come elemento per decidere del mantenimento o meno di un opera infrastrutturale per la mobilità pubblica. Sono da contestare in quanto fuorvianti e strumentali. La visione e la programmazione della mobilità di una città non possono essere subordinate ad argomentazioni del genere. è ridicolo. Ve le immaginate città come Madrid o Parigi, molto più avanti di noi nella mobilità pubblica, con intrecci di linee metropolitane, ferroviarie e tranviarie da fantascienza nei nostri confronti, fare discorsi del genere? 
  • L'infrastruttura ferroviaria del trenino si presta facilmente a mistificazioni e strumentalizzazioni data la sua natura "ibrida". È il caso delle difficoltà accampate sul progetto del prolungamento a binario unico fino a Termini. Secondo me non è una vera ferrovia, almeno funzionalmente, avendo incroci semaforici di tipo tranviario e non passaggi a livello. Se fosse una ferrovia come la Trento-Marilleva o il Trenino del Renon i passaggi a livello sarebbero regolati da inesorabili sbarre che chiudono con decisione il passaggio veicolare su strada. Curioso osservare come il Trenino del Bernina attraversa l'abitato di Tirano o in altri tratti dove si comporta come un vero e proprio tram.
  • Contestiamo con il loro vero nome di pretesti strumentali tutte quelle argomentazioni tese a ridurre i servizi pubblici ed aventi il fine di non operare nel comune interesse del cittadini e del trasporto pubblico.
  • La funzione tranviaria del trenino può essere migliorata nelle fermate di scambio con percorsi pedonali più adeguati. Nella salita e discesa con l'innalzamento delle banchine o l'abbassamento della sede ferroviaria o la sostituzione del materiale rotabile con quello a pianale ribassato. Il materiale rotabile ha certamente costi enormemente inferiori all'intera armatura ferroviaria.
  • Ripristinando il servizio dismesso la fermata "Togliatti" a Parco di Centocelle in direzione Giardinetti deve essere arretrata ed affiancata a quella esistente nella direzione opposta per agevolare lo scambio con la metro C. Di spazio ce n'è in abbondanza se confrontato con l'esigua banchina di S.Elena posta tra i due binari.
  • Non riduciamo la problematica della mobilità alla sola questione del pendolarismo. La mobilità è fatta anche di spostamenti occasionali, ne sono io stesso la prova con la partecipazione al caffè del trenino. Il rischio altrimenti è che l'auto che come pendolari l'abbiamo cacciata dalla porta la facciamo rientrare dalla finestra alla prima occasione di spostamento al di fuori dei nostri abituali e quotidiani percorsi pendolari, al di fuori dei nostri schemi mentali da pendolari.
  • Molto interessante il lavoro svolto dal Comitato di quartiere di Tor Pignattara. Tra le soluzioni e gli scenari proposti mi convince di più quello  sostenuto da "Sferragliamenti dalla Casilina". Meglio infatti che la linea in questione mantenga una sua autonomia a scartamento ridotto, con la denominazione metro G,  come premessa anche per futuri sviluppi e prolungamenti in stadtbahn, metrotram o metro ligero madrileno, anziché, trasformata in tranvia con tempi incerti e costi notevoli, vada a gravare con un sovraccarico sulla rete tranviaria esistente.

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