Un percorso dal proibizionismo ai cambiamenti climatici

Una delle tesi del proibizionismo è che quanto viene proibito avrebbe nella società una maggiore e dilagante diffusione se altrimenti fosse legalizzato. A ben guardare però questa tesi del tutto opinabile  si scontra apertamente con valori e principi che trovano la massima espressione nella democrazia quali la libertà, l'autonomia, l'autoregolazione e l'autoresponsabilità. In semplici parole se non siamo capaci di autoregolarci con droghe, alcool e tabacco (diverso il discorso per le armi nel quale è sufficiente un folle o un terrorista a provocare stragi di decine di persone) come possiamo credere di essere capaci di fronteggiare i cambiamenti climatici che richiedono modifiche o alcune rinunce nei nostri stili di vita ma soprattutto le nostre massime capacità di autoregolazione e autoresponsabilità? 

È la somma dei nostri stili di vita che incide maggiormente nei cambiamenti climatici e la regolare conferma la troviamo nella nota “legge” di Totò: “È la somma che fa il totale!”. Le fabbriche, l'attività industriale, i mezzi di trasporto, il riscaldamento civile non sono altro che in funzione degli stili di vita scelti ed adottati dalla maggioranza dei cittadini.

Certamente le multinazionali, la finanza, la geopolitica del petrolio insieme alle potenti lobby legate ai grandi interessi economici delle fonti di energia fossile svolgono un ruolo non secondario nei cambiamenti climatici. Per di più le prime sono accusate di sottrarre democrazia e sovranità nazionale ai popoli ma proprio per questo ed a maggior ragione l'unica via percorribile per sottrarci a disastrosi cambiamenti climatici è semplicemente la modifica dei nostri stili di vita tali da indurre il mercato stesso a profondi cambiamenti. 

Il mercato, la produzione e correlata attività industriale vengono modellati in un continuo processo feedback dalla domanda dei consumatori: è la domanda a modellare il mercato e la sua offerta. Se utopisticamente tutti rinunciassimo alla proprietà e all'acquisto dell'automobile chiedendo come cittadini alla politica maggiori investimenti sul trasporto pubblico, noleggio di vetture esclusivamente elettriche quando indispensabile e facilitazioni e investimenti nel fotovoltaico per la produzione di energia e riscaldamento domestico avremmo probabilmente risolto il problema dei cambiamenti climatici con costi economici e sociali complessivamente minori dell'attuale modello economico operante.

Un cibo sano, acqua pura e aria salubre, godere di una passeggiata in un bosco naturale o lungo una riva del mare incontaminata, veder crescere sani i nostri bambini in città vivibili sono senz'altro beni e valori incommensurabilmente superiori al possesso di qualunque camper, ma questo è però soltanto il parere di chi scrive.

Uno degli assunti più volte ripetuti in questo sito è che governanti e governati sono al pari responsabili della salute e del futuro della Terra e quindi una strada che parta dal basso è senz'altro percorribile per l'homo sapiens. 

 

 

Scrivi commento

Commenti: 0