La visione di una città

Prendo spunto da un recente articolo pubblicato su Romafaschifo "9 domande ai candidati sui temi del turismo" che tra le varie interessanti, stimolanti e condivise considerazioni pone l'idea centrale che "i primi turisti sono i residenti".

 

Infatti la città turistica non va separata da quella residenziale, fanno parte entrambe della stessa visione, quella visione della città necessaria e fondamentale  per un governo del territorio metropolitano, la cui assenza, come giustamente evidenziato, costituisce il problema numero uno per Roma e per la sua classe politica ed amministrativa.

 

La promozione e la valorizzazione turistica di una città passa anche attraverso un processo identitario e partecipativo dei cittadini ma centrale resta sempre la visione della città nelle sue potenzialità di sviluppo sostenibile per integrare coerentemente e organicamente fra loro le varie espressioni sociali, civili ed economiche con i vari interventi e progetti pensati per la città nel governo del territorio metropolitano.

 

Ma cosa aspettarci da una città nella quale abbiamo visto, per esempio, un trasporto pubblico inseguire affannosamente l'abusivismo e l'espandersi disordinato e disarticolato delle periferie anziché far parte integrante di un progetto urbanistico?

 

Da una città fra le più motorizzate del mondo dove in trascurate periferie spazi di verde pubblico adiacenti a zone residenziali sono stati sottratti e sostituiti con distributori di carburanti funzionali al trasporto privato? Apportando danni ambientali, paesaggistici e patrimoniali ai cittadini residenti con inquinamento acustico, atmosferico e isole di calore?

Dove corsie preferenziali sono state sostituite con parcheggi auto?

 

Cosa aspettarci da una città nella quale i problemi delle metropolitane diventano spesso un alibi per non affrontare i problemi della mobilità in superficie?

 

Una città dominata dalla corruzione e dove le truffe sono dietro l'angolo?

Vi ricordate il famoso film di Totò "Totòtruffa 62" nel quale un truffatore tenta di vendere la fontana di Trevi ad un turista italo-americano?

 

Cosa aspettarci da una città in cui si tollera l'abusivismo, la sciatteria, il degrado, borseggi e scippi?

 

Paradossalmente e con un po' di ottimismo c'è da aspettarsi molto visto il poco che si è fatto e l'enorme potenziale turistico ancora inespresso.

 

Pensare che le mille bancarelle abusive siano comunque attività economiche che danno lavoro e occupazione (di suolo pubblico sicuramente) fa parte di una idea povera, meschina e cialtrona di Roma che la impoverisce e la degrada impedendole l'affermazione e lo sviluppo di una immagine positiva.

 

Circa duemila anni fa ci fu qualcuno che cacciò via i mercanti dal tempio di Gerusalemme.

 

Qui, nel nostro caso, non è in gioco una sacralità ma l'immagine e la dignità di una città dal grande potenziale turistico e nelle scelte da fare occorrono dei chiari SI e dei chiari NO.

Oggi attendiamo questo dalla classe politica che si candida a governare la città, decisi cambi di rotta e una nuova visione della città che tenga insieme sostenibilità, sviluppo, decoro, sicurezza, una città in cui trovare il piacere di vivervi e che attiri il turismo con servizi adeguati e con una bellezza che non provenga solo dal suo illustre passato.

 

È vero, nel contesto legislativo abbiamo la legge 56/2014 che distribuisce le varie competenze territoriali nei vari livelli istituzionali:

Nel caso delle città metropolitane il turismo sembra un termine vago. Ma comunque anche la presenza di una legge, sebbene ancora da definire, non può rassicurarci più di tanto visto lo spread che onora l'Italia tra le leggi da una parte e la società e le istituzioni dall'altra: abbiamo avuto Comuni sciolti per mafia cioè quanto di più lontano vi possa essere dalle leggi e dalla legalità. Possiamo quindi stare sereni.

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