Città a misura di pedone

 Spesso si tende a pensare che i problemi della mobilità in una città si riducono alle metropolitane sottoterra e alle buche in superficie. Dobbiamo invece spostare l'attenzione dalle metro alla superficie dove i problemi non sono costituiti dalle sole buche. La vivibilità di una città e la sua mobilità si risolvono essenzialmente in superficie. Le metro sono utili e importanti ma non devono farci perdere di vista i veri problemi della mobilità o peggio diventare un alibi per non affrontarli lasciando ia città abbandonata al traffico ingovernabile.

Il paradosso è che in questo caso una visione superficiale è al contempo la più profonda.

 

Come rendere una città più vivibile, sicura, eco-mobile e maggiormente attrattiva per residenti e turisti?

 

È universalmente noto e convenuto che tali obiettivi vengono raggiunti con una riduzione del traffico privato, una maggiore pedonalizzazione, un maggior uso dei mezzi pubblici.

Ma soprattutto e prima di tutto occorre ripensare le città a misura di pedone e non di automobile.

 Fondamentali a questo disegno sono, a mio parere, i "percorsi pedonali" che consentono ai cittadini di riappropriarsi della città ritrovandovi appartenenza e identità. L'esatto contrario di quanto produce l'auto che ci allontana dalla città, dilatandola in maggiori spazi e consumo di suolo, e non ci permetta il contatto con essa rinchiudendoci in personali bunker di ferraglia inquinanti, rumorosi e pericolosi.

 

I PP (percorsi  pedonali) sono funzionali al trasporto pubblico consentendo scambi e raccordi fra le varie modalità: tram, bus, metro, piste ciclabili. Anche quest'ultime necessitano di connessioni pedonali con i mezzi pubblici.

 

I PP sono elementi essenziali per la vivibilità di una città. La loro cura e attenta progettazione dovrebbe costituire uno dei maggiori impegni del Comune e dei vari Municipi. Sono l'unico filo in grado di ricucire la città in un disegno organico funzionale alla mobilità e alla sicurezza. Un loro maggior uso e frequentazione li rende infatti più sicuri e meno esposti al degrado e alla microcriminalità. Potrebbero contribuire a far crescere e diffondere uno spirito civico fra i cittadini avvicinandoli alla città.

 

Insomma i PP sono al centro di quell'urbanistica che vede la città e la ricrea a misura di pedone rovesciando la visione delle precedenze: prima i pedoni e i mezzi pubblici poi le auto le cui autorizzazioni saranno opportunamente disciplinate.

 

Quindi riassumendo:

Le città vanno ripensate a misura di pedone e non di automobile iniziando dalla progettazione dei Percorsi Pedonali integrati alla rete del trasporto pubblico.

 

Facciamo qualche esempio concreto tratto dall'esperienza e dalla realtà dei fatti:

In un quartiere periferico i marciapiedi vanno ampliati vincendo le resistenze di negozianti e parte dei residenti che vogliono mantenere tali spazi per il traffico e il parcheggio delle auto. Ne guadagnerebbe la vivibilità del quartiere oltre che il commercio stesso come poi spesso si accorgono ricredendosi gli stessi negozianti, altrimenti l'auto parcheggiata diventa il trampolino di lancio per i supermercati.

 

Un altro esempio alla stazione metro del Pigneto quando venne inaugurata la metro C:

Il percorso pedonale fra la metro e la fermata della navetta 50 era di fatto reso impraticabile in un tratto di marciapiede da una postazione di cassonetti dei rifiuti che obbligava gli utenti del trasporto pubblico a invadere la sede stradale con evidenti rischi per la sicurezza dei pedoni. In seguito i cassonetti vennero spostati forse grazie a qualche protesta dei cittadini compresa la mia.

 

Sempre al Pigneto lo scambio fra il trenino della Casilina e la metro è reso tutt'ora difficoltoso e rischioso dall'inesistenza di un valido percorso pedonale. D'altra parte a Parco di Centocelle non esiste neanche lo scambio tra la metro e il trenino dismesso nel tratto Giardinetti-Centocelle con grande lungimiranza del comune di Roma che sempre più attentamente guarda alle migiiori esperienze delle grandi capitali europee in tema di mobilità traendone esempio.

 

Ma la città offre tantissimi altri esempi di quella mancanza di visione d'insieme e al contempo di cura del dettaglio che spesso fa la differenza con altre città che non fanno schifo.

Sono anche queste le negligenze che fanno sentire il cittadino estraneo alla città dandogli la percezione che la classe politica sia altrove.

 

Le domande che rivolgerei ai candidati sindaci per il ballottaggio:

 

  1. Qual'è la vostra opinione in merito alla visione di una città a misura di pedone?
  2. Quale ruolo attribuite ai percorsi pedonali?
  3. Sulla visione di una città turistica ed in riferimento alla definizione di uno standard di servizi, infrastrutture, qualità ambientali e urbanistiche a supporto sia del turismo che della qualità della vita dei residenti quale valutazione date?

NOTA: Nella terza domanda i parametri considerati per la definizione e il raggiungimento di uno standard qualitativo e infrastrutturale della città sono:

  1. Carte turistiche valide anche per il trasporto pubblico
  2. PIT, segnaletica fisica e digitale
  3. Km di linee tram, filobus e di corsie preferenziali in rapporto all'estensione complessiva della rete di trasporto pubblico
  4. Km piste ciclabili in rapporto all'estensione della città
  5. Percentuali di asservimento semaforico (semaforo tranviario) sulla lunghezza complessiva della rete tranviaria e filoviaria 
  6. velocità commerciale dei mezzi pubblici di superficie
  7. Orari e frequenze diurne e notturne dei mezzi pubblici 
  8. Tasso di motorizzazione
  9. Numero giorni/anno di sforamento dei limiti di qualità dell'aria
  10. Numero limite annuo di scippi, rapine e borseggi
  11. Quote di verde, isole pedonali e ZTL

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Commenti: 1
  • #1

    annamaria (lunedì, 13 giugno 2016)

    Tutto giustissimo e sacrosanto..... Non abbiamo altro da aggiungere tranne, forse, nella scelta di un linguaggio più Semplice ed accattivante perché la materia "intrighi" maggiormente....