Report: I Signori delle Autostrade

Parliamoci chiaro: La mobilità senz'auto si fonda prevalentemente su un efficiente trasporto pubblico sviluppato soprattutto su ferro e non solo in ambito urbano ma anche a livello provinciale, regionale e interregionale, senza soluzioni di continuità. La bici trova la sua più naturale sponda nel ferro: non mi convincono quelli che nei weekend caricano le bici sul Suv e vanno poi a fare sfoggio di ecologia in località e contrade periferiche o lontane dalle città. Gli anziani, gli ipovedenti, i disabili, chi non risiede in pianura hanno comunque il diritto ad una mobilità basata sul trasporto pubblico senza obblighi di acquisto di mezzi privati (bici elettriche comprese), né oneri assicurativi o altre spese oltre quelle dell'abbonamento al TP, il diritto ad una mobilità che guarda caso è quella sostenibile per tutti. La bici insomma trova un più naturale contesto al suo sviluppo nel trasporto pubblico.

Esattamente tutto il contrario di quello che si sta facendo nel nostro paese.

Avete visto la puntata di Report sulle autostrade?

ALLUCINANTE! : i concessionari delle autostrade insieme agli amministratori pubblici formano un blocco di potere politico ed economico che condiziona la mobilità su un modello insostenibile anche per le disattese valutazioni sull'impatto ambientale. Si arriva ad incentivare l'uso dell'auto sovrastimando ipotetici flussi di traffico veicolare per giustificare la spesa pubblica e gli investimenti sulle autostrade a tutto vantaggio di pochi gruppi privati ma a danno dell'ambiente, del territorio, della superficie agricola, delle falde acquifere e dei tanti cittadini che con la fiscalità e i pedaggi sostengono queste insostenibili opere. 

Ma ancora più allucinante lo stesso Report che nella puntata trattando dell'A24 e dell'A25 (le famose strade dei Parchi del gruppo Toto) non fa il minimo cenno alla ferrovia Roma-Pescara che le scorre accanto e che resta nel suo stato ottocentesco in desolante abbandono. Allucinante il fatto che parlando dei PENDOLARI dell'autostrada in riferimento a località come Lunghezza, Ponte di Nona, Tivoli, Vicovaro Mandela, Avezzano non venga minimamente citata la ferrovia come valida alternativa sostenibile ignorando o non informando che tutte le suddette località hanno la loro storica stazione ferroviaria.su quella linea. In chiusura viene fatto solo un fugace accenno alle ferrovie regionali che invece della cura del ferro ricevono la cura del legno (quel famoso tassello di legno!).

La puntata di Report avrebbe avuto un ben altro respiro e altro senso se contestualmente alle autostrade avesse parlato anche delle ferrovie regionali quando utile ad evidenziare l'insostenibile squilibrio modale, tanto più che nella puntata si è fatto cenno alle normative che destinano una quota dei proventi dei pedaggi ad un fondo a sostegno delle ferrovie, quei 650 milioni di Euro accantonati che i concessionari non hanno mai versato allo Stato.

D'Alfonso il governatore dell'Abruzzo amico di Toto sostiene che una quota dei canoni di concessione anziché allo Stato resti invece nelle mani del concessionario per diminuire i costi dei pedaggi. 

Diversamente non si potrebbe destinare tali somme al miglioramento della linea ferroviaria Roma-Pescara a vantaggio dei pendolari, dei turisti e del territorio? Incentivando quindi una mobilità più sostenibile anziché quella decisamente insostenibile della gomma anche per quanto riguarda il trasporto merci? 

Le Regioni, lo Stato, sembra che non stiano sui binari della sostenibilità: qui pertanto vedo centrato il nodo politico sul modello di sviluppo e di correlata mobilità più ancora che parlare solo di bici e mobilità nelle aree urbane.

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Commenti: 1
  • #1

    Enrico (giovedì, 10 maggio 2018 15:43)

    Credo che il problema da voi evidenziato debba essere affrontato in modo un poco diverso: l'idea che mi sono fatto di questo buttarsi sulla costruzione di autostrade invece che su quella di ferrovie regionali è che esso abbia la sua ragion d'essere, mai confessata e probabilmente quasi mai nemmeno avvertita, nel fatto che il trasporto pubblico (su gomma o su ferro non importa) per ben funzionare ha bisogno di lavorare in perdita di esercizio, pena la perdita di utenza a vantaggio dell'automobile. Alla spesa iniziale per la costruzione o il potenziamento di una linea andrebbe ad aggiungersi ogni anno un flusso di spesa pubblica a copertura di tali perdite di esercizio. Se si pensa di finanziare tale flusso di spesa pubblica con i proventi delle concessioni autostradali significa semplicemente augurarsi che tali proventi non vengano messi a rischio da quella riduzione dell'uso dell'auto che invece si sostiene di promuovere, anche se il principio alla base ha sicuramente una sua valenza, benché più "educativa" che finanziaria. A Milano, per esempio, l'introduzione di Ecopass prima e di Area C poi, ha consentito in un primo momento di ridurre notevolmente il traffico nel centro cittadino e di potenziare i trasporti pubblici locali, ma da qualche anno a questa parte i proventi di area C non sono sufficienti ad evitare problematici tagli ai servizi di trasporto urbano (che colpiscono soprattutto le linee notturne, ma anche il tram 23, ormai defunto).
    La costruzione di autostrade invece, se tutto va "bene" (cioè se la domanda di trasporto privato su gomma supera la soglia della profittabilità, ipotesi plausibile anche se non sempre si realizza) porta voti e posti di lavoro solo con uno stanziamento una tantum per la costruzione dell'opera, che viene spesso finanziata almeno in parte dal privato che andrà ad incassare i pedaggi.
    In tempi di pareggio di bilancio ritengo un po' ingenuo reclamare più trasporto su ferro senza mettere in discussione alcuni principi - ormai entrati come un corpo estraneo nella ns Costituzione con l'art. 81 - che si basano su una "sostenibilità" unicamente finanziaria che quasi mai combacia con quella reale.