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Ecologia   società   territorio   mobilità


Scienza:

GLI UOMINI POTREBBERO ESSERE TRA LE PRIME VITTIME.

LA TERRA COMINCIA LA SESTA FASE DI ESTINZIONE DI MASSA.

E LA COLPA È NOSTRA

Lo rivela un articolo pubblicato su Science Advances, che cita una ricerca della Duke University pubblicata nel 2014. Gli esseri umani sarebbero la causa della loro stessa fine"

Questa notizia insieme all'enciclica "Laudato si" sono cadute come una lieve pioggerellina, subito dimenticate dalla politica, dai cittadini e dai media. Sulle news di Google non sono più in evidenza. Il mondo e noi tutti abbiamo fretta di dimenticare e in Italia ci consoliamo, ripetendo il mantra che possiamo uscire dalla crisi riprendendo i consumi e riavviando l'economia grazie all'occasione favorevole del prezzo del petrolio. 

Noi più fossili del petrolio!  (2015)


IL BLOG

NOTA:

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Una lettera aperta al governo del cambiamento sui temi della mobilità

Turismo senza Auto (TsA) chiede al governo del cambiamento di dare una programmatica centralità allo sviluppo del trasporto pubblico in quanto è una delle riconosciute e più evidenti urgenze del nostro paese in direzione di una maggiore vivibilità e sicurezza non limitata alle sole aree urbane, nonché parte integrante dello sviluppo sostenibile.

In particolare chiediamo di garantire una efficace integrazione modale e tariffaria a premessa di ulteriori necessari sviluppi e investimenti.

Le nostre motivazioni sono riassunte nella considerazione che il trasporto pubblico resta la forma di mobilità più sostenibile, sicura ed efficiente, con la platea potenzialmente più vasta, comprendente gli stessi ciclisti (treno, tram, metro, +bici), in grado quindi di assicurare una migliore qualità della vita a tutti i cittadini.

 

In dettaglio:

 

PREMESSE

  1. Persone che si muovono, non auto che si muovono
  2. Il diritto alla mobilità non può dipendere dall'automobile.
  3. La strada è di tutti, come nel celebre film di Dino Risi, ma soprattutto dovrebbe esserlo delle forme di mobilità più sostenibili quali il trasporto pubblico, la bici e gli stessi pedoni che invece ne sono spesso le vittime insieme ai ciclisti.
  4. Il PIL, la crescita, non può essere l'unico obiettivo e la sola misura del benessere e della ricchezza, bensì lo sono la qualità della vita, la nostra salute, l'integrità dell'aria, dell'acqua e della terra, la vivibilità delle nostre città, finalità per le quali il trasporto pubblico è una delle componenti principali.

RICHIESTE

  1. Sostenere tutte le iniziative volte a incentivare il trasporto pubblico e gli investimenti su di esso. TsA è una di queste.
  2. BIMBI E RAGAZZI GRATIS sui mezzi pubblici (treni IC, Frecce  e regionali, bus, tram). Altra meritoria iniziativa volta ad incentivare il trasporto pubblico nella mobilità delle famiglie disincentivando le soluzioni private. In particolare l'abbonamento al trasporto pubblico dovrà essere agevolato, se non gratuito, per i ragazzi che frequentano la scuola dell'obbligo a prescindere dal reddito delle famiglie. Lussemburgo docet!
  3. Raggiungibilità: Le località turistiche che sono agevolmente raggiungibili con il trasporto pubblico, anche nei festivi, aumentano il proprio valore turistico e le stesse risorse turistiche. Molti comuni del Lazio, non serviti dalle ferrovie regionali, sono di fatto irraggiungibili oppure, anche nel caso di presenza di una vicina stazione ferroviaria non sono poi collegati da servizi pubblici o navette. Emblematico il caso di Castel Gandolfo
  4. Affrontare seriamente il problema della integrazione modale e tariffaria per il quale un governo del cambiamento dovrebbe cominciare a dare un chiaro segnale di intervento, tanto più se i costi saranno minimi, in quanto in sostanza trattasi di una ottimizzazione dell'esistente. Sono questioni generalmente affrontate all'interno dei contratti di servizio tra le regioni, Trenitalia e altri operatori, ma nondimeno il governo potrebbe offrire una linea di intervento e orientamento nazionale. Sarà altresì difficile credere ad una reale volontà di cambiamento se non si affrontano problemi che non richiedono ingenti risorse per la soluzione, ma centrali ad uno sviluppo sostenibile. Prendiamo ad esempio l'emblematico caso di Avezzano: Il bus in partenza alle 16:15 per Castel di Sangro che raccoglie (nell'autostazione attigua alla stazione ferroviaria) sia pendolari che turisti diretti al Parco Nazionale d'Abruzzo, oltre che attendere l'eventuale ritardo del bus proveniente da Roma della stessa Azienda (TUA), dovrà attendere, nella nostra proposta, anche l'eventuale ritardo del treno RV 3224 il cui arrivo è previsto alle 16:02. Come il treno alcuni anni fa attendeva al porto di Civitavecchia l'arrivo della nave dalla Sardegna, così il bus ad Avezzano, P.le Kennedy, attenderà l'arrivo del RV in eventuale ritardo. Solo in tal modo si concretizzerà un reale avvio di integrazione modale ferro-gomma utile a pendolari e turisti e ad una mobilità sicuramente più sostenibile. C'è da aggiungere che la ferrovia Roma-Avezzano-Pescara offre attualmente più sicurezza rispetto ai malmessi piloni della A24 e A25, per cui richiamiamo all'urgenza e alla necessità di investire sul miglioramento e potenziamento di tale ferrovia, oltretutto asse strategico del corridoio adriatico per il trasporto di merci e persone tra la Spagna e i Balcani e con grandi potenzialità turistiche attraversando l'Italia centrale e unendo i due mari nella regione più verde d'Europa.
  5. BUCHE. Dare priorità nelle riparazioni delle buche e del dissesto stradale (il noto caso della capitale) alle vie e tratti stradali percorsi dai mezzi pubblici. Questo vuol dire per esempio che in un viale con una corsia preferenziale riservata al mezzo pubblico si interverrà prioritariamente solo su questa. Sarebbe un chiaro segnale di attenzione privilegiata al trasporto pubblico al quale si darà la precedenza nelle risorse disponibili.
  6. Assicurare una convenuta percentuale di sedi protette riservate al trasporto pubblico. Proponiamo inoltre l'obiettivo di garantire almeno un 70% di sede protetta sull'intero percorso dei bus express evitando per quanto possibile soluzioni di continuità che spesso, a causa del traffico, aumentano i tempi di percorrenza riducendo notevolmente l'efficienza e l'utilità delle stesse.
  7. Asservimenti semaforici. Proponiamo asservimenti semaforici agli incroci e intersezioni stradali per tutte le linee tram urbane e suburbane con possibilità di essere estese anche ai mezzi pubblici su gomma mediante opportuni interventi tecnologici. Il principio è che il mezzo pubblico dovrà conquistarsi nel traffico e nella comune mentalità un diritto di precedenza sul trasporto privato. 
  8. Istituzione dell'Educazione Eco-Civica nelle scuole comprensiva dell'educazione stradale. L'identità civica si costruisce partendo dalla scuola dove si gettano le basi della convivenza e della coesione sociale. Dall'educazione ambientale trovano origine le nostre sensibilità e responsabilità ambientali che ci permetteranno di adottare opportuni stili di vita e corretti e coerenti comportamenti a garanzia di un futuro vivibile.
  9. PERCORSI PEDONALI ben segnalati e sicuri. Torniamo a ribadire l'importanza e la centralità dei percorsi pedonali, soprattutto negli scambi modali, per una politica della mobilità che voglia seriamente creare valide alternative all'automobile. È intollerabile e scandaloso che nella capitale a tutt'oggi non vi siano segnalazioni visibili e chiare sul percorso pedonale che unisce la stazione ferroviaria Tuscolana con la stazione Ponte Lungo della metro A. Nonostante gli annunci vocali di scambio diffusi all'interno dei treni sia della metro che delle ferrovie, risultano ancora del tutto assenti le segnalazioni all'interno di entrambe le stazioni per indicare le uscite utili allo scambio modale, come del tutto assenti le indicazioni stradali orizzontali o verticali per indicare il percorso, 500 metri fantasma! Un turista che si troverebbe a scambiare tra le due stazioni si troverebbe in palese difficoltà come anche probabilmente lo stesso romano se non conoscitore della zona. Dettagli che fanno la differenza. Ricordiamo al Governo che la capitale come altre città italiane, fin dal 1994, ha aderito alla Carta di Aalborg (città europee per uno sviluppo duraturo e sostenibile) e pertanto stringenti motivi in più per sviluppare le nostre città in direzioni più sostenibili e di migliore qualità della vita. Un morto ogni 48 ore sulle strade della capitale sembrano motivi più che sufficienti per intervenire sulla sicurezza stradale e creazione di percorsi pedonali segnalati e protetti.

Se non tentiamo adesso, con un governo del cambiamento, di cambiare e intervenire sulle questioni elencate, quando altrimenti potremmo farlo?

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Il punto sull'Italia e l'Europa

Per acquisire credibilità e autorevolezza in Europa, secondo la mia modesta opinione, occorrerebbe aumentare la qualità della vita dei cittadini italiani o almeno dimostrare di avere progetti che vadano in tale direzione. 

Con tassi di motorizzazione così elevati per i quali siamo primi in Europa con un morto ogni 48 ore sulle strade della capitale, con una Sanità nelle mani più dei privati che del Pubblico, con trasporti pubblici e ferroviari ridotti in pietose condizioni e che diventano l'alibi per l'uso prevalente dell'automobile, con dissesti idrogeologici, abusivismo e consumo di suolo da inorridire, con riduzioni del verde pubblico a favore dell'automobile o di distributori di carburanti, con la diffusa illegalità e corruzione, con l'evasione fiscale da record, con una scuola che non forma una primaria coscienza identitaria eco-civica, NON ABBIAMO NULLA DA INSEGNARE ALL'EUROPA e gridare "Prima gli italiani" quando per ultima mettiamo la salute, la sicurezza e la vivibilità fa solo sorridere se non piangere.

Anziché inseguire o tentare di imitare passivamente gli altri, nell'esempio di città 

come Amsterdam o Pontevedra, dovremmo diventare noi la punta avanzata di una nuova progettualità in direzione di uno sviluppo sostenibile, noi i protagonisti dell'innovazione tornando ad essere quel perduto faro di civiltà. Ma con una capitale ridotta come sappiamo, con cittadini residenti e commercianti che si oppongono alla costruenda ciclabile sulla Tuscolana, mentre la pubblica amministrazione non spiega a sufficienza ai cittadini come tale opera si colloca all'interno di un nuovo condiviso progetto di mobilità e maggiore vivibilità per la città, le cose non saranno facili.

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Il punto

Siamo arrivati al punto, inconfutabile, in cui tutte le soluzioni autonome, individuali o private a problemi ed esigenze personali o sociali del quotidiano vivere, pensiamo per esempio alla mobilità, dovranno cedere il passo a soluzioni pubbliche, comuni e condivise, soprattutto quando interferiscono con la sostenibilità. La salvezza della Terra infatti è un problema comune e non individuale o privato e tale sarà la soluzione.

Basta con questa discrasia insopportabile fra le acquisizioni scientifiche e le scelte politiche. Non siamo più ai tempi di Galileo! Una vera democrazia non può essere condizionata da fanatismi e visioni talebane.

Se istituti pubblici, finanziati dai cittadini contribuenti, come l'ISPRA, ci informano che il consumo di suolo sta raggiungendo livelli critici di insostenibilità, le istituzioni pubbliche, movimenti o comitati civici, non possono far finta di nulla proponendo e attuando scelte antitetiche: per esempio riducendo il verde pubblico per far spazio alle auto quando gli istituti ambientali e statistici ci informano al contrario che il verde è strategico nelle aree urbane per mitigare l'inquinamento e il riscaldamento globale evitando anche l'effetto dell'isola di calore. Contraddizioni insostenibili per le quali ci vorrebbe un garante pubblico. 

Se il nostro modello di sviluppo, produzione e consumo, richiede ormai le risorse di due pianeti non abbiamo bisogno dell'economista di turno che ci venga ancora a parlare di PIL per arrivare alla conclusione che questa economia non ci serve e che il costo, il vero costo, del nostro sviluppo è palesemente insostenibile.

Vivere con una migliore qualità della vita e minori consumi ambientali sicuramente ci costerà di meno, ma se l'economia, le politiche economiche del PIL e della crescita ospitate nei salotti dei talk show ce lo impediscono con la retorica e il mantra che sono solo la vendita di auto, di caldaie autonome, di carne di allevamento, di bare e via dicendo a fare PIL mentre diversamente otterremmo solo decrescita infelice vuol dire che l'economia non è al servizio dell'uomo, del suo vero benessere, ma di interessi di pochi o dei tanti che si illudono di vivere in un altro pianeta o di averne un altro a disposizione. Vuol dire semplicemente non che sia impossibile ma che scelte diverse non si le si vogliono fare. 

In un'economia non orientata allo sviluppo sostenibile il lavoro che ne è alla base, sia esso materiale nella trasformazione delle risorse naturali in beni di consumo, come anche quello intellettuale funzionale e asservito, non hanno per destinatari la qualità e la salute della vita umana ...ma il pianeta Venere!

 

È vero, sarà la quindicenne Greta Thunberg a cambiare il mondo, lei la vera rivoluzionaria, non i gilet gialli.

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Città e auto

La revisione di un modello di mobilità basato sull'auto e connessi stili di vita rimane centrale per lo sviluppo sostenibile e coerenti politiche del lavoro.

Non dimentichiamoci che l'auto in Germania produce un quarto del PIL.

Le politiche e le misure finora adottate per la riduzione della produzione di CO2 nel comparto della motorizzazione privata non hanno mai raggiunto significativi risultati rispetto agli obiettivi prefissati. Pertanto occorre con decisione vietare la circolazione delle auto nelle città a partire dai centri storici estendendo poi progressivamente il cerchio contestualmente all'efficientamento del trasporto pubblico e riduzione del parco auto circolante. Fondamentale è il ruolo delle pubbliche amministrazioni nel delineare processi e percorsi partecipativi e condivisi che vadano in questa direzione non cedendo assolutamente a prevedibili proteste reazionarie.

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CONTROCORRENTE

Il ponte Morandi è crollato sotto il peso di una mobilità "insostenibile" (Tir e traffico) nel pieno significato del termine.

Dalla stampa si apprende che il traffico quotidiano sul ponte crollato era costituito oltre che dai Tir anche da migliaia di lavoratori che si recavano al lavoro.

 

La domanda:
È utile ricostruire un ponte funzionale al trasporto privato quando in Italia abbiamo l'urgenza di un riequilibrio modale per il trasporto delle merci, come da direttive UE, e di una riduzione del tasso di motorizzazione come testimoniano le nostre invivibili città?
Siamo il paese con uno dei più alti indici di motorizzazione, con città malate di traffico e inquinamento e con un decesso ogni 48 ore (Roma) per incidenti stradali.

Le infrastrutture per la mobilità le vedo distinte in due tipi: quelle funzionali al trasporto pubblico o anche alla ciclopedonalità e quelle funzionali al trasporto privato. Sul differente grado di sostenibilità delle une o delle altre lascio immaginare.

Il nuovo ponte di quale tipo vorrebbe far parte?

 

Memore di quanto affermava Gandhi sulla responsabilità di ognuno di noi non mi resta che porre la questione all'attenzione ribadendo che ponti del genere non uniscono, ma al contrario ci rinchiudono in scatole metalliche prigioniere di se stesse (traffico e incolonnamenti).
La Gronda non servirà di certo alla diminuzione del traffico infatti più si costruiscono infrastrutture di questo tipo più al contrario aumenterà. Servirà comunque a realizzare una viabilità più sicura per i mezzi pesanti in alternativa al ponte.

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