Le risposte che non arrivano

Non ho ancora ricevuto risposte alle domande che rivolgevo ad ingegneri ben più competenti di me sulla fattibilità di un modello alternativo di mobilità basato sul trasporto pubblico integrato e completato da un parco auto pubblico.

La domanda preliminare che ponevo era se un sistema di servizio collettivo o centralizzato di qualsivoglia natura fosse sempre superiore e comunque più evoluto in termini di efficienza, costi e sostenibilità rispetto alle soluzioni individuali o autonome.

Come nel caso dell'acqua, dell'energia, del riscaldamento, mi chiedevo se anche per la mobilità si possa affermare una maggiore efficienza e sostenibilità in un servizio collettivo quale il TP piuttosto che in soluzioni individuali e autonome come l'automobile.

Naturalmente affinché il trasporto privato possa essere sostituito dal TP occorre per quest'ultimo una evoluzione tale che il necessario grado di flessibilità e capillarità dell'ultimo miglio venga raggiunto con l'integrazione di un parco auto elettrico che anziché privato sia pubblico e utilizzato con opportune forme di abbonamento e chip card, una estensione e sviluppo pubblico del car sharing, l'auto condivisa. Le categorie professionali autonome che necessitano dei mezzi (furgoni o altro) per il proprio lavoro manterranno la proprietà studiando opportune fiscalizzazioni.

Il comunismo idealizzava il superamento della proprietà borghese nelle sue forme di sfruttamento, io più modestamente ma ecologicamente propongo il superamento della proprietà dell'auto vista finora come acritica necessità. Oppure detta in altri termini: se San Francesco che amava la natura e la bellezza del creato si sbarazzò dei propri averi e delle vesti, io più semplicemente propongo di sbarazzarsi dell'auto o quanto meno di un suo uso eccessivo, superfluo e dannoso a cominciare dalle aree urbane.

È realistico?

Precedenti post:

La società gasserrante

Un modello alternativo di mobilità

 

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